Wednesday, April 11, 2018

Di quando il Teodolindo mi fa incazzare per bene come gli altri mariti comuni mortali

Quando lascia i vestiti sul letto, anziché appenderli all'omino IKEA che ha voluto ardentemente.
Quando penso a quel dannato omino IKEA che ha voluto ardentemente e che non ha praticamente mai usato, ma che occupa spazio in camera.
Quando lascia portafoglio chiavi e telefono ovunque e non nei diversi svuotatasche che ci sono in casa, per poi prima di uscire dire "Dove ho messo portafoglio chiavi e telefono?".
Quando non risponde al telefono, soprattutto mentre ero incinta.
Quando dimentica di chiudere la porta di casa a chiave, io rientro e trovo la casa aperta.
Quando lascia le ante degli armadi spalancate.
Quando non strizza la spugna della cucina, ma la lascia zuppa di acqua sporca e detersivo sul fondo del lavello.
Quando non taglia le verdure a pezzi della stessa grandezza, per poi trovarci con patate mezze crude e altre stracotte.
Quando, ogni volta che io non ho voglia di cucinare e gli dico "Cosa mangiamo stasera?", lui, dopo averci pure riflettuto, mi propone "Pasta? O una frittata?". Da quattordici anni.
Quando sbircio mentre è immerso nel suo cellulare e vedo che legge sempre calciomercato.it o il sito della gazzetta.
Quando, ben sapendo che ha passato ore su calciomercato.it o sulla gazzetta, mi dice "Non ho proprio avuto tempo di leggere quell'articolo interessantissimo che mi hai girato oggi".
Quando va a prendere il Sig. Tenace a scuola e non gli mette i guanti e il Sig. Tenace, appena entrato in casa, mi dice "Senti, mamma, ho le mani ghiacciate!".
Quando di notte, dopo essermi svegliata tre volte per la SignoRina, gli sussurro "È il tuo turno adesso" e lui ci mette mezz'ora a cercarsi i calzini. Ogni singola notte da cinque mesi e mezzo.
Quando di notte, se mi viene in mente una cosa da dirgli e so che anche lui è sveglio, mi dice stizzito "Possiamo parlarne domani?" e entrambi sappiamo che domani non ne parleremo.
Quando prepara il prospetto riassuntivo per la dichiarazione dei redditi.
Quando crede che io non abbia idea di quanti soldi abbiamo sul conto.
Quando a metà vacanza è già di cattivo umore perché pensa che manca meno della metà del tempo al ritorno al lavoro.
Quando la sera, dopo aver messo a letto la prole, mi chiede "Vuoi che facciamo qualcosa insieme?", ma in fondo so che preferirebbe guardare calciomercato.it e comunque in ogni caso aspetta che sia io a fare proposte di cosa fare insieme.
Quando, se gli dico, "Va bene, facciamo qualcosa insieme. Cosa vuoi fare?", mi propone di guardare un documentario de La storia siamo noi. Alle nove e mezza di sera di sabato.  
Quando, se siamo al ristorante insieme, invece di guardare e ascoltare me, si guarda attorno e ascolta la conversazione del tavolo accanto.
Quando fa il passivo aggressivo. 
Quando, dopo avergli fatto un appunto, lui mi risponde dicendo "Perché invece tu... " e fa lui un appunto a me uguale e contrario. Allora mi sembra di giocare a tennis.
Quando, se non e d'accordo su qualcosa, anziché dirlo chiaramente, dice solo "Mah...".
Quando invece di litigare con me, mette in atto la sua tecnica preferita, perfezionata negli anni e da me battezzata Muro di Gomma e non coglie nessuna mia provocazione, lasciandomi esplodere internamente. Poi puntualmente, la sera stessa, sogno di picchiarlo (chissà come mai).


Elenco non esaustivo.
Ringrazio Bean far Away per il suggerimento di post. Chi volesse contribuire al tema con commenti qui sotto o con post affine sul proprio blog è il benvenuto e sarò ben lieta di leggere i vostri elenchi.



Tuesday, April 10, 2018

La stagione dell'amore e delle tasse


E no, mio malgrado con aprile non giunge la stagione dei parallelogrammi, che anch'io come Sage Boggs avevo ben studiato a scuola, ma quella delle tasse.
Però, con essa, arriva anche il giorno in cui da anni il Teodolindo ed io ci diamo appuntamento in centro città per incontrare il nostro contabile e quel giorno è uno dei nostri preferiti di tutto l'intero anno.
Il nostro contabile è un ex impiegato dell'Agenzia delle Entrate del Quebec. Monsieur Elle ha circa 70 anni, molti dei quali spesi studiando alacremente le imposte altrui e ci si è appassionato al punto da non capire come gli altri non possano essere altrettanto entusiasti dell'intero processo di tassazione provinciale e federale. A noi ricorda spaventosamente l'ispettore fiscale de La cena dei cretini, questo qui se avete presente



Lo incontriamo all'Agenzia delle Entrate, in fine mattinata, e lui ci riceve sempre vestito con camicie dai colori sgargianti - oggi rosso fragola - su cui abbina una cravatta regimental in tinta.
Noi arriviamo a modo nostro: io trafelata mi catapulto a piedi giù dal lavoro, con nello zaino i miei documenti e ricevute per la mia parte di dichiarazione. Includono fotocopie, fogli stampati due minuti prima sul retro di articoli scientifici, scontrini sbiaditi. Il tutto ficcato nello zaino così come viene.
Il Teodolindo giunge in metropolitana, fresco come una rosa, con la sua cartelletta di scartoffie che ha ordinato per argomenti (rimborsi medici, spese di trasporto pubblico, ricevute di donazioni a enti) e di cui ha fatto poi un prospetto riassuntivo.
Io sono scoglionata e penso solo al dopo incontro, il Teodolindo è eccitato come un bambino perché a lui piace imparare robe nuove sul sistema fiscale canadese e gli piace sentirsi dire che ha fatto un bel lavoro nell'organizzare le ricevute, a differenza mia.
Di solito Monsieur Elle inizia con me: "Vediamo cosa mi hai portato". Non si capisce bene perché ci dia del tu, ma tant'è e io gli do il mio plico. Poca roba in effetti, visto che il mio lavoro è esclusivamente da dipendente di un solo datore. In due minuti ho finito, mi rilasso e mi godo quel che sta per arrivare, perché da sempre, se io sono quella che fa le cose all'ultimo minuto dopo dieci promemoria del Teodolindo "Ricordati che martedì andiamo da Monsieur Elle!", il mio sposo è quello che, nonostante l'organizzazione maniacale, dimentica immancabilmente qualcosa. Ma sempre qualcosa di grosso, eh! Con Monsieur Elle che si stupisce "Ma come? Non mi hai portato la ricevuta dell'assicurazione medica?", e il Teodolindo costernato che evita di guardarmi perché sa che io ho il mio sorrisino compiaciuto sulla faccia.
Oggi riflettevo sul fatto che io aspetto puntualmente quel momento perché mi ricorda di come io e il Teodolindo siamo diversi e forse è anche questo l'ammmore tra noi. Il guardarci così diametralmente opposti  - io che sbircio instagram mentre Monsieur Elle parla e mi becco le occhiatacce del Teodolindo, e il Teodolindo che fa domande sulle riforme e io che lo fulmino per intimarlo a piantarla lì che chi se ne fotte delle riforme fiscali del Quebec- e riuscire a sorridere a vicenda per l'irritazione che l'atteggiamento dell'altro ci provoca.
Risultati immagini per kate sidley marriage




Monsieur Elle ogni volta riesce a congedarci dicendo qualcosa di inappropriato, e spesso lo fa volendo invece essere simpatico. Un anno è il commento sugli italiani, un altro sui cinesi, quest'anno è riuscito a dirci "Ah avete avuto una bambina! Sarete contenti adesso di averne una davvero vostra, non come il primo!". Gelo.

Salutato Monsieur Elle, ci aspetta un signor pranzo nel ristorante giapponese proprio di fronte all'Agenzia delle Entrate, zona in cui altrimenti non andiamo mai, anche perché il ristorante è chiuso nel fine settimana.
Il pranzo non solo è un tuffo nel passato che ci riporta al nostro viaggio di nozze in Giappone e uno degli ormai pochi pranzi romantici noi due soli, ma è anche un momento che fa da segnatempo: ci ricordiamo a vicenda che tre anni fa ci eravamo venuti soli e che faceva un freddo becco, che due anni fa ci eravamo portati dietro il Sig. Tenace che ancora non andava all'asilo e che l'anno scorso non si era fatto nessun pranzo perché io ero dilaniata dalle nausee.

Finito il pranzo di solito ci salutiamo, ognuno ritorna al proprio lavoro, tranne quest'anno che siamo addirittura rientrati a casa insieme visto che siamo nel periodo di passaggio di consegne tra il mio congedo di maternità e il suo di paternità.

E tornando all'inizio del post, adesso che ci penso, se questo giorno è uno dei nostri preferiti di tutto l'intero anno forse siamo messi un po' male.

Monday, March 19, 2018

Book swap party - com'è andata a finire

Riassunto in cinque parole, è stato un grande successo. E questo è stato il bottino finale del Sig. Tenace:



Come funzionava
Appena arrivati, i bambini deponevano il loro libro in un cesto che avevamo predisposto ad uopo e che ha attirato l'attenzione dei festeggianti per l'intera durata della festa. Ogni tanto qualcuno andava lì, curiosava, sfogliava e si faceva un'idea di quale libro avrebbe voluto.
Al momento clou, il Sig. Tenace, festeggiato, ha scelto per primo dal cesto. Dopodiché sempre lui ha estratto da un sacchetto uno ad uno i nomi degli altri bambini e il sorteggiato poteva a sua volta scegliere il libro da portarsi a casa.
Tutto si è svolto senza tafferugli, e un solo pianto di bambina (vedi sotto). C'è da dire pero che noi avevamo messo in partenza quattro libri nel cesto per evitare che l'ultimo bambino estratto fosse obbligato a portarsi a casa l'unico libro rimasto senza possibilità di scelta.

Qualche osservazione sociologica
-Al momento della scelta, il Sig. Tenace, buongustaio, non ha esitato un attimo e si è impossessato subito di Here we are di Oliver Jeffers, con mio sommo piacere. Il libro e' salito immediatamente sul podio dei nostri libri preferiti. Se dovete regalare un libro ad un bambino o anche non un bambino, prendete questo!
-L'attività, molto apprezzata dai cinquenni, pare non essere adatta a bambini di età inferiore. I due bambini di 4 anni presenti non hanno capito dove stesse il divertimento e entrambi hanno voluto riprendersi il libro che avevano portato. Una dei due si è messa a piangere singhiozzando quando un'altra bambina ha osato prendere in mano il suo libro. Alla fine quest'ultima ha ceduto di fronte alle lacrime della piccina e ne ha scelto un altro.
-I libri dei dinosauri sono dei best sellers. Vanno via come il pane. Se state cercando un'attività redditizia, pubblicate libri sui dinosauri, meglio se "con foto vere", come dice il Sig. Tenace: quelli sono proprio rarissimi. ;)
-Il Fabio Volo dei 5enni canadesi, quello di cui tutti hanno letto almeno un libro, incluso il maschio ossessionato dai treni e la femmina fissata con Elsa di Frozen, è Robert Munsch. Parlano di trame e si dicono quale libro li ha fatti più ridere. E direi che in questo caso il successo è più che meritato, visto che le sue storie sono mai banali e sempre spassose. Il Sig. Tenace ne ha una raccolta che ormai conosciamo a memoria.

Questo è quanto. L'anno prossimo, se il festeggiato sarà d'accordo, lo ripetiamo di sicuro.
(e a me viene voglia di organizzarne uno per adulti...)

Tuesday, March 13, 2018

Chic.


Perché non ci sono altre parole per definire Givenchy e quella magia che lui ha creato insieme a Audrey.


Amo questa foto di Jacques Scandelari, 1982 - dal sito di Vogue

Monday, March 5, 2018

L'importanza dello specchio

In questo giorno in cui molti italiani, ma evidentemente non la maggioranza, ha l'amaro in bocca pensando al presente e al futuro, io voglio lasciare su queste pagine una nota positiva. 
L'avrete già vista in giro sulla rete, la foto di questa bambina di due anni che rimane a bocca aperta di fronte al ritratto di Michelle Obama allo Smithsonian a Washington.


da qui

Da sola vale più di mille parole, ma già che siamo qui diciamole due parole.

Pare che la bambina pensasse che si trattasse di una regina e che dopo aver visto il ritratto voglia diventare regina anche lei.
La madre della piccola ha riferito alla CNN che "come donna e donna di colore, è molto importante mostrare a mia figlia esempi di persone che le assomigliano e che fanno cose importanti che passeranno alla storia, in modo che lei sappia che anche lei potrà fare lo stesso".
In fondo tutto ciò riflette esattamente quanto Michelle Obama aveva dichiarato in occasione della presentazione del ritratto:

"(Ragazze e ragazze di colore) vedranno l'immagine di qualcuno che assomiglia loro sui muri di questa grande istituzione americana... E io so quale impatto ciò avrà sulle loro vite, perché io ero una di quelle ragazze."

Teniamo duro. Io credo ci sia speranza.

Friday, February 23, 2018

La torta, subito



Tra poco sarà il compleanno del Sig. Tenace e noi, su sua richiesta, gli stiamo organizzando una festicciola con i suoi amici, qui a casa nostra. La festa si terrà tra le 10 del mattino e mezzogiorno;  grazie al cielo qui c'è l'usanza di indicare anche l'orario di fine delle feste, non solo quello di inizio. Ad alcuni dà fastidio, a molti è di sollievo. Noi che ci ritroveremo dodici cinquenni urlanti secondo voi a che gruppo apparteniamo?
Il taglio della torta, preceduto dalla canzoncina rigorosamente in tre  lingue  per non scontentare nessuno, avverrà quasi subito. Niente attese eterne.

Risultati immagini per birthday cake
immagine da qui

Tutto ciò perché il Teodolindo ed io siamo ben memori di quel racconto di Francesco Piccolo in "Momenti di trascurabile infelicità":
 "In ogni caso, è noto, le feste dei bambini non finiscono più. Non perché siano particolarmente lunghe; sei tu che vorresti che finissero mezz'ora dopo. E quindi guardi l'orologio all'inizio ogni minuti, poi meno, poi meno, poi meno. [...] Parecchio tempo lo trascorri a mangiare pizzette e patatine, a bere coca cola senza caffeina, a parlare con gli altri genitori che si vorrebbero ammazzare quanto ti vorresti ammazzare tu. Ma la maggior parte del tempo lo trascorri guardando nel vuoto, facendo finta di pensare a cose molto importanti della vita, mentre stai pensando a quale scusa pazzesca puoi trovare per dire che all'improvviso dovete andarvene, ma poi pensi che tuo figlio si dispiacerà, e non puoi farlo. E infatti gli chiedi speranzoso: ti stai divertendo? Ma quelli rispondono tutti di sì. Quando c'è uno che risponde no, cala un silenzio improvviso. Il genitore lo prende per mano e dice: forse è meglio se andiamo. E sono pronti ad andare e noi li guardiamo invidiosissimi e l'ultima speranza che abbiamo è la frase che dirà il genitore del festeggiato, una frase davanti alla quale bisogna arrivare preparati, e comunque non è detto che ce la si possa fare. Perché dipende da tanti fattori, ma più che altro dal tuo coraggio. Noialtri in quel momento tifiamo per il genitore del festeggiato, perché non desideriamo che qualcun altro riesca a fare quello che noi non possiamo fare. 
La frase arriva, implacabile.
Ma c'è la torta!
Il genitore che vuole andare via farfuglia, cerca di opporre resistenza, ma il genitore del festeggiato è forte del potere della gentilezza, oltre a quello del sadismo (anche lui avrà tentato altre volte di scappare via da una festa, e non glielo avranno permesso, gli hanno detto che c'era la torta; e uno dei motivi per cui ha organizzato questa festa è per desiderio di vendetta).
Dài, aspettate la torta e ve ne andate.
E noialtri adesso stiamo per goderci il momento più bello: il bambino e il genitore che si tolgono di nuovo il cappotto mentre dicono: vabbe', dài, aspettiamo la torta. 
[...]
Quando, dopo molto tempo, all'imbrunire, arriva la torta, tu, stressato, ne mangi in quantità smodata, e appena dopo cerchi di infilare il cappotto a tuo figlio, e arriva il genitore del festeggiato che dice: ma adesso apre i regali! Poi guarda tuo figlio e gli dice: apre anche il tuo! 
E tuo figlio, da solo, si sfila il cappotto."
Anche per i regali pensavamo di scamparla optando per un book swap party: i bambini, anziché portare un dono, sono invitati a portare un libro - nuovo o usato come preferiscono - da scambiare. Il Sig. Tenace, festeggiato, avrà la priorità nella scelta dopodiché a sorte toccherà agli altri. Niente cianfrusaglie per noi, e niente sbattimento per i genitori che si evitano di andare per negozi a cercare un regalo per un bambino che conoscono poco.
Illusi. Siamo stati degli illusi. 
La maestra del Sig Tenace, nostra informatrice personale, ci ha rotto l'incantesimo rivelandoci prima che il Sig. Tenace pare abbia promesso ai suoi amici che al party saranno serviti "pasta and chocolate cakes" (ma chi l'ha deciso?! Ti pare che cucino pasta alle nove del mattino?) e poi che i bambini discutono da giorni di quale libro porteranno e di quale vogliono accaparrarsi. 
Forse dovremmo dire ai genitori di vestirli in assetto da combattimento. Prevediamo due ore molto lunghe.



P.S. Il racconto di Piccolo l'ho malamente tagliato per esigenze di spazio, ma merita di essere letto per intero perché è spassoso, come del resto tutto il libro, divertentissimo.

Friday, February 9, 2018

I Valentini e chi come loro fa del bene alla gente

C'erano una volta Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli che dirigevano sapientemente e splendidamente la maison Valentino. Ad ogni stagione sfornavano sogni di stoffa che riempivano di bellezza gli occhi di chi guardava.



Un bel giorno, Maria Grazia Chiuri fu chiamata, prima donna da sempre, a creare per Dior e partì alla volta di Parigi, lasciando a Roma il suo compagno di sogni di stoffa.
Finisce male la favola?
Ma figuriamoci! Anzi, quest'anno i sogni si moltiplicano per due e su entrambe le passerelle sfilano vestiti che sono delle meraviglie.


Valentino HC SS 2018, basta una cintura blu

Valentino HC SS 2018 - Viola e verde insieme, meraviglia

Valentino HC SS2018, quei guanti e quel fiocco...

Valentino HC SS2018, mi ci sposerei con questo


Dior SS 2018, in bianco e nero

Dior SS 2018, mille occhi da ammirare

Ora, io li vorrei ringraziare i due Valentini, perché fanno del bene alla gente. Magari non salvano vite umane, non guariscono da malattie incurabili, certo chi dice il contrario, ma regalano arte, bellezza e leggerezza. E io, come immagino altri, ne ho sempre bisogno.